Creatori e creature. Anatomia dei movimenti pro e contro gli OGM
2016, D Editore
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220 pages
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Abstract
Se chiediamo a politici, scienziati, intellettuali, ecclesiastici, agricoltori o comuni cittadini che cosa sono gli OGM, difficilmente riceviamo una risposta univoca. Oltre a non essere univoca, la risposta tende a trascendere il dato tecnico. Per alcuni, rappresentano un vaso di pandora, cibo Frankenstein, la strada verso l’apocalisse, lo smarrimento dell’Eden. Per altri rappresentano invece l’agricoltura ad alto rendimento e senza pesticidi del futuro, un modo intelligente di produrre farmaci e alimenti, la nuova via verso il benessere globale, l’Eden ritrovato. Quando l’iperbole prende il posto dell’argomentazione, i toni si fanno accesi, tra le posizioni si aprono distanze siderali, significa che non siamo più semplicemente di fronte a una “controversia scientifica”, ma piuttosto a un “conflitto ideologico”. Assumendo una prospettiva politologica, l’autore analizza il “discorso pubblico” relativo agli OGM e fa il punto della situazione sugli schieramenti in campo, scrutinandone le convinzioni scientifiche, le idee politiche, le credenze religiose e le dottrine filosofiche.
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The current issue of “Disegnarecon” collects examples of works, researches and experiments able to testify the central role that the observation of reality plays within the knowledge and creative process in several fields. similarly to the renaissance, when the introduction of new instruments for observing reality suggested considerations whose consequences went beyond contingencies and called into question an entire cultural system, in recent decades, thanks to the availability of new sophisticated tools and methods of investigation, we witnessed a renewed interest in nature and its observation that has suggested applications in different fields.The study of nature, of its forms, functions and principles that rule the evolution and the balance between living creatures and the external environment proposes experimentations in fields such as, for example, architecture and design of the environment, which are actually called to provide answers to the problem of the relationship between man and the natural environment.
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The rapid growth of the 'studies' profoundly influenced the social sciences in recent decades. Against the background of this reality, to ask today the question of Weber's value neutrality appears an anachronism.
"Architettura medievale: il Trecento. Modelli, tecniche, materiali" (Torino, 2-4 dicembre 2019), a cura di S. Beltramo, C. Tosco, 2022
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i Virgili.Tarragona I. Metodologia emprada per confegir la bibliografia. Les principals eines de recerca emprades per confegir aquesta bibliografia han estat: el cercador del Consorci de Biblioteques Universitaries de Catalunya (www.cbuc.es), la sol.licitud de referencies a liistes electroniques especialitzades, I'encadenament de links, la revisió i consulta d'especialistes i, finalment s'han completat apartats amb e: recercador Google (wwwgoogle.com). La metodologia emprada es, doncs, una expressió mCs de la "revolució" que esta fent I'ús d'lnternet en la recerca científica, i que i~lhord ens porta a nous dilemes. Ei pr.ineipal problema per elaborar aquest a relació bibliogr2fica ha estat la gestió i tria de la immensitat d'inforrnació accessible. 2. Criteris en la selecció de la bibliografia Hem intentat fer compatibles: els clhssics en antropologia política, una selecció que mostrés I'evolució seguida dins d'aquest camp d'estudi, les publicacions especialitzades i, per últim, una petita mostra de les aportacions més destacables que, amb un criteri mCs ampli I multidisciplinari, s'han publicat entorn de I'encontre entre antropologia i política al món d'avui. Cal reconeixer que el result;lt, pero, pateix d'un biaix que prioritza les publicacions en angles i el camp d'estudi dels moviments socials. 3. Debats, paisos i temes dominants Cantropoiogia política, com I'antropologid en general, més en uns paisos que en altres, ha deixat de banda la vessant exdtica, per passar a orientar-se cap a I'estudi de les societats del seu prepi origen i presencia. En aquest pro-c6s van aparkixer nous debats, com el de les relacions Nord-Sud o noves temitiques d'especialització com els estudis de la Mediterrinia. kn el moment actilal ens trobem davant una proliferació de publicacions que són un reflex de la revitalitzacio del tema, especialment en paisos com els EUA, !'Estat espanyol, Itilia, Equador o Mexic. Nous temes prenen protagonisme, com els estudis dels moviments socials, I'impacte de la globalització, canvis en les relacions socials I la dinamica de xarxes, amb el predomini de l'enfocament global-local. l en aquest context candent es dóna el debat entre neomarxlstes I postmodernistes. Amb aquesta etapa I'antropologia política es difumina en un encontre entre disciplines, com succeeix amb la sociologia I la psicologia social, i la bibliografia compartlda és una mostra mes d'aquest encontre de disciplines al voltant de la política. ABÉLES. M. Joun tronquilles en 89 : ethnologie politique d'un déportement fronqois.
Recensione a Marco Santoro, Barbara Grüning, "Cultura e società. Concetti, modelli, questioni", Carocci, Roma, 2024, pp. 391., 2024
Di cosa parliamo quando parliamo di Cultural Studies? Come mai questo termine genera ancora dibattito, a volte confusione, di certo prese di posizione in ambito accademico? E perché gli studi sulla cultura possono rivelarsi fondamentali, oggi, nella comprensione della realtà sociale? A queste e molte altre domande prova a rispondere l'ultimo libro di Marco Santoro e Barbara Grüning: Cultura e società. Concetti, modelli, questioni, pubblicato dai tipi di Carocci nella collana Frontiere della sociologia (diretta dallo stesso Santoro). Ritorniamo sul titolo: come insegna la fenomenologia, se la congiunzione tra le parole «cultura» e «società» diventasse copula, il risultato non cambierebbe, in quanto, in base ai modi in cui si decide di costruire, simbolicamente, i prodotti culturali quotidiani, allo stesso modo si «fa» società, ossia si stabiliscono delle norme di interazione e vivere in comune che andranno a caratterizzare la nostra appartenenza in un determinato contesto. Posta in tal modo, la questione sembrerebbe di semplice lettura. Tuttavia, come ben chiariscono i due autori, il discorso prodotto sugli e dagli studi sulla cultura-ossia i Cultural Studies-è ben lungi dall'essere chiaro e chiarito in forme e categorie definitive. In effetti, cosa questi studi siano è oggetto di discussione e fonte di controversie, proprio come il loro oggetto di studio. Questo libro, proposto in forma di manuale, contribuisce allora alla comprensione degli studi culturali, ponendosi un duplice obiettivo: da una parte, mostrare le connessioni genealogiche e sistematiche tra questi e le scienze sociali (la sociologia in particolare); dall'altra, illustrare il ruolo che gioca la cultura nella vita di ogni giorno, dando centralità tanto al linguaggio quanto al corpo nella costruzione di sistemi di significato e di reti e spazi sociali. Per perseguire tale duplice obiettivo, i due autori-sociologi accademici all'Università di Bologna (Santoro) e alla Bicocca di Milano (Grüning)-costruiscono, scandagliano e discutono quattro aree tematiche: le disuguaglianze culturali di classe, di genere, di etnia; la comunicazione e i media, ovvero la produzione, la trasmissione e la ricezione dei significati sociali; i processi subculturali
Edoardo Viveiros De Castro, Cosmologies: perspectivism, tr. it. di Michele Ambrogio In fact, it is at right angles, so to speak, to the opposition between relativism and universalism. Such resistance by Amerindian perspectivism to the terms of our epistemological debates casts suspicion on the robustness and transportability of the ontological partitions which they presuppose. In particular, as many anthropologists have already concluded (albeit for other reasons), the classic distinction between nature and culture cannot be used to describe domains internal to non-Western cosmologies without first undergoing a rigorous ethnographic critique. That critique, in the present case, implies a dissociation and redistribution of the predicates subsumed within the two paradigmatic sets that traditionally oppose one another under the headings of " Nature " and " Culture " : In realtà, è ad angolo retto, per così dire, per l'opposizione tra relativismo e universalismo. Tale resistenza del prospettivismo amerindo ai termini dei nostri dibattiti epistemologici getta sospetti sulla robustezza e trasportabilità delle partizioni ontologiche che essi presuppongono. In particolare, come molti anthropologi hanno già concluso (anche se per altri motivi), la classica distinzione tra natura e cultura non può essere utilizzata per descrivere domini interni a cosmologie non occidentali se non dopo aver subito una critica etnografica rigorosa. Che la critica, nel caso di specie, implica una dissociazione e la ridistribuzione dei predicati compresi nei due set paradigmatici che tradizionalmente si oppongono l'un l'altro sotto le voci 'Nature' e 'cultura': universale e particolare, oggettivo e soggettivo, fisico e sociale, fatto e valore, i dati e le istituzioni, la necessità e la spontaneità, immanenza e trascendenza, il corpo e la mente, l'animalità e l'umanità, e sono solo alcuni tra tanti altri ancora.1 Un tale rimescolamento dei nostri schemi concettuali, frutto della ricerca etnografica mi induce a suggerire l'espressione 'multinaturalismo' per designare una delle caratteristiche contrastanti del pensiero amerindo in relazione alle moderne cosmologie 'multiculturali'. Qualora queste ultime sono fondate sulla mutua implicazione dell'unità della natura e la molteplicità delle culture-la prima garantita dall'universalità obiettiva di corpo e sostanza, la seconda generata dalla particolarità personale di spirito e senso-la concezione amerinda sembrerebbe supporre un'unità spirituale e un diversità.2 corporea. Qui, la cultura o il soggetto sarebbe la forma dell'universale, mentre la natura o l'oggetto sarebbe la forma del particolare. Questa inversione, forse troppo simmetrica per essere più di una finzione speculativa, 3 deve essere sviluppata per mezzo di un'analisi delle categorie cosmologiche amerindi tale da permetterci di determinare i contesti che possiamo chiamare 'natura' e 'cultura'. 1 Such an ethnographically-based reshuffling of our conceptual schemes leads me to suggest the expression " multinaturalism " to designate one of the contrastive features of Amerindian thought in relation to modern " multiculturalist " cosmologies. Where the latter are founded on the mutual implication of the unity of nature and the multiplicity of cultures—the first guaranteed by the objective universality of body and substance, the second generated by the subjective
In: Nemeton--High Green Tech Magazine, n. 6 (November 2011).
Transylvanian Review • vol. XXIX Supplement no. 1 (2020), 2020
Abstract Discursive reason and understanding in modern Knowledge communities. The influence of “networked” interpretations on the narrative reconfiguration of reality The analysis we propose aims at identifying those limitations of the acts of knowledge that have emerged under the pressure of bureaucracy and politicization of institutions that administer public knowledge—the school at all levels, research centers, academies, etc. It seems of first urgency to examine without prejudice some topics such as: 1) knowledge and the institutions that manage it. We note the institutionalization of the forms of the procedural unfolding of knowledge and the standardization of the narratives that express it. this fact has social consequences that are easy to identify: no knowledge (truth) is recognized unless it enters the circuit of the institutions that manage the knowledge networks and alternative narratives (to the standard ones) develop epistemologically relevant effects only when they are allocated relevant expression space (the institutional mechanisms of authoritarian imposition block any attempt at non-conforming discourse). 2) formal narratives of knowledge and their political function prove the entry of the sciences into the circuit of the economy of symbolic goods. In social practice, the mutual negotiation between the various forms of public authority and the (compliant) education systems is transparent. Public education puts into circulation metanarratives about science that have an implicit ideological dimension.

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Riccardo Campa