Storie di fine vita. Saggio sull'eutanasia
2014, La Carmelina
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155 pages
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Abstract
Innovazioni come la nutrizione parenterale o la respirazione artificiale rappresentano un indubbio progresso della biomedicina e offrono possibilità terapeutiche prima inimmaginabili. Tuttavia, questi presidi medici hanno anche generato “dilemmi bioetici” inediti. L’eutanasia è una pratica antica quanto l’uomo, ma le situazioni in cui oggi la questione viene sollevata non hanno precedenti. In passato, il malato che voleva farla finita poteva semplicemente rifiutarsi di assumere cibo o farmaci e la natura avrebbe fatto il proprio corso. Oggi, persone coscienti ma totalmente paralizzate, oppure prive di coscienza, sono tenute in vita dalle macchine, talvolta contro la loro volontà. In questo libro si ricostruiscono i casi più eclatanti di eutanasia o accanimento terapeutico, al fine di esplorarne i risvolti bioetici e sociologici.
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intervento del 1° giugno 2013) Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico.
Biodiritto – rivista interdisciplinare di bioetica e diritto, 2012
Sommario: 1. Introduzione, 69– 2. La variabile “tecnologica”, 71 – 3. La variabile legislativa e il contributo del diritto comparato, 75– 4. Il modello italiano e la variabile giurisprudenziale, 81– 5. Uno sguardo alle posizioni del formante dottrinale sull’eutanasia passiva, 89– 6. L’autodeterminazione nella prospettiva della pluralità degli ordinamenti giuridici, 92 – 7. Qualche riflessione multidisciplinare: capacità, psichiatria e antropologia personalistica esistenziale, 96– 8. Note sull’eutanasia attiva e provvisorie conclusioni, 105.
RIVISTA DI STORIA DEL DIRITTO ITALIANO, 2014
in «RIVISTA DI STORIA DEL DIRITTO ITALIANO», 2014, 86, pp. 57 - 80
This essay, written in Friulian, tries to understand the suicide of Friulians and of those who live in Friuli Venezia Giulia region (north-east of Italy). More than 160 suicides in Friuli from ancient times until 2009 are presented and studied, following sociological, anthropological and historical criteria.
Revista Internacional de Culturas y Literaturas, 2017
In questo articolo esaminiamo, nel romanzo di Michela Murgia, l’omicidio che avviene in seguito all’atto di eutanasia, intesa come la cessazione di vita di una persona dalla parte di un’altra però senza classificare questo atto come un crimine ma concentrandosi principalmente sulle dinamiche e sugli aspetti ineludibili dell’atto. Murgia mette in contrasto la vita alla morte usando il personaggio di Accabadora, la quale, da un lato, termina la vita di personaggi, cambiando, allo stesso tempo, il corso naturale degli eventi, mentre, d’altra parte, prende in affidamento una bambina allo scopo di darle condizioni di vita migliori. Altrettanto importante, in questa analisi, è l’atteggiamento psicologico dei personaggi di Murgia, fortemente connesso con l’aspetto etico dell’atto, il quale inevitabilmente e contemporaneamente incoraggia le reazioni di altri personaggi.
In questo lavoro di tesi ho cercato di analizzare alcune questioni fondamentali riguardanti i problemi etici nel fine vita. Nel mio percorso di studi ho avuto la possibilità di frequentare il corso di Bioetica ed etica clinica, una serie di appuntamenti particolarmente formativi fondati sul confronto diretto con i medici degli ospedali di Trento e Rovereto, in cui venivano esposti ed affrontati problemi concreti e reali che gli operatori sanitari (e ovviamente i degenti) sono costretti a fronteggiare nella quotidianità. L'idea di ragionare su questo argomento particolarmente delicato è nata dalla presa di coscienza che alla base del rapporto medico / paziente si trovi spesso una situazione di conflitto, dubbio e contrattazione. Innanzitutto, nella prima parte del mio elaborato esaminerò approfonditamente la tematica della morte, la sua interpretazione biologica, cerebrale, metafisica, per riuscire a capire se esista un criterio di morte generalmente ed unanimemente accettato, ma soprattutto per specificare quando una persona possa essere definita realmente e legalmente deceduta. Posta questa necessaria premessa, nel secondo capitolo proverò a delineare che cosa siano la patologia e il benessere, nonché i parametri in base a cui un individuo possa essere riconosciuto come soggetto sano o patologico. Da tale considerazione, proporrò in seguito un'analisi del concetto di precarietà del vivere, cercando di approfondire la concezione per cui ogni vita debba considerarsi come degna di essere vissuta, in modo da avere tutti gli strumenti necessari per poter rispondere ad alcuni quesiti fondamentali: l'uomo rimane se stesso anche nella malattia? Nel momento in cui il mio corpo cessa di svolgere le sue funzioni più proprie, sono vivo o morto? Cosa significa l'espressione morte sociale? A questo punto, a partire dal terzo capitolo analizzerò accuratamente i casi concreti più emblematici e controversi; in particolare, le persone affette da gravi e debilitanti patologie, lo stato vegetativo permanente e il tema della richiesta d'eutanasia si pongono come protagonisti di questa parte dell'elaborato. Che cos'è lo stato vegetativo permanente? Come vivono le persone costrette in questo stato? Cosa significa eutanasia? Quali principi caratterizzano la richiesta di tale pratica? In questi passaggi, ragionando sul concetto di accanimento terapeutico, cercherò di capire se la sospensione delle cure sia da considerarsi inequivocabilmente come eutanasia ed esaminerò l'ambiguo parallelismo eutanasia / suicidio. Grazie a queste riflessioni, sarà inoltre possibile affrontare un altro interrogativo essenziale del lavoro di tesi: lo scopo della medicina deve essere identificato nel curare le disfunzioni fisiche del corpo umano oppure nell'assistere il soggetto considerato nella sua totalità? Detto ciò, nel quarto capitolo prenderò in considerazione la tematica dei trapianti, cercando di comprendere come e perché una modificazione del proprio corpo possa portare ad una profonda sensazione di smarrimento: la pratica dei trapianti mette a rischio l'identità personale? E in altri termini, l'integrità del corpo deve reputarsi una prerogativa fondamentale per l'identità del soggetto? Quali problematiche etiche possono implicitamente sorgere nell'analizzare la pratica dei trapianti? In conclusione, dopo aver riscontrato le difficoltà che l'uomo si trova ad affrontare nel periodo patologico, proporrò un'analisi approfondita del principio di autodeterminazione che fonda (o dovrebbe fondare?) la natura di ogni individuo. Come viene definito tale diritto nella Costituzione della Repubblica Italiana e nel Codice di deontologia medica? Fino a che punto l'uomo può essere legittimato nell'esprimere le proprie volontà? E d'altra parte, entro quali termini il personale sanitario è tenuto a rispettarle? Cosa succede se un paziente rifiuta un trattamento, ma il medico decide di praticarlo comunque? È possibile affermare che, in Italia, il principio di autodeterminazione venga esclusivamente proclamato e non garantito nel concreto? Il programma di questo elaborato è certamente ambizioso nella sua fase conclusiva, ma penso che il porsi degli interrogativi sia la via più rapida e semplice per pervenire a delle risposte.
Recensione e commento di Ines Testoni, L'ultima nascita. Psicologia del morire e Death Education, Prefazione di Emanuele Severino, Bollati Boringhieri, Torino 2015.
Nell'epoca in cui la tecnica si è interamente impossessata della nuda vita dell'uomo non è più soltanto la classica tensione tra diritti di libertà e diritti sociali a investire il discorso dei diritti. Gli stessi diritti di libertà hanno perso la loro " autoevidenza " ed " innocenza " , come testimonia emblematicamente la disputa sul fine vita. Una contesa contraddistinta da un utilizzo strumentale, talvolta da opposti fronti, del meta-valore della dignità umana. L'argomento degli argomenti (il " knockdown argument ") per predicare la legittimità dell'istituto del biotestamento, dell'eutanasia in ogni circostanza o, all'opposto, per postularne il divieto assoluto. Nel nostro ordinamento giuridico caratterizzato, da un lato, dal riconoscimento costituzionale del diritto al rifiuto delle cure (art. 32, comma 2) e, dall'altro, dalla indisponibilità assoluta della vita per mano altrui, anche quando vi sia il consenso dell'interessato (artt. 579 e 580 c.p.), la codificazione del biotestamento è destinata a porre molteplici nodi interpretativi. Nodi che si intrecciano, anzitutto, intorno alla controversa relazione tra il diritto all'autodeterminazione e la dignità umana
Osservatorio AIC, 2019
A proposito di Costituzione e fine vita. Disposizioni anticipate di trattamento ed eutanasia, di UGO ADAMO, Wolters Kluwer, Milano, 2018
Brevi considerazioni sulla prassi eutanasica inserita tra i due principali universi etici della 'inviolabilità della vita' e della 'qualità della vita', opposti tra loro in una relazione d'inconciliabile contraddittorietà. Seguono infine alcune note per una lettura meramente formale dello slippery slope.

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Riccardo Campa