Economia della conoscenza
L'economia della conoscenza è un'espressione coniata da Peter Drucker per designare l'utilizzo delle informazioni nella generazione di valore, con particolare attenzione alla natura, alla creazione, alla diffusione, alla trasformazione, al trasferimento, e all'utilizzo della conoscenza in ogni sua forma. Dal punto di vista aziendale, la conoscenza costituisce una risorsa scarsa che consente a chi la possiede di conseguire un vantaggio competitivo. Essa è considerata una risorsa strategica quando viene applicata alla risoluzione di problemi, poiché può essere una fonte di profitto[1].
Descrizione
[modifica | modifica wikitesto]L'economia della conoscenza evidenzia i legami tra i processi di apprendimento, l'innovazione e la competitività, sempre più basata sulla conoscenza e, di conseguenza, sulle risorse intangibili, sul know-how e sulle competenze distintive. Alla base della conoscenza si collocano i processi cognitivi e di apprendimento dell'essere umano: l'economia si compone di scelte, e tali scelte rappresentano il risultato dei processi neurobiologici che si verificano nella mente umana. Pertanto, alla base della teoria economica devono risiedere i "meccanismi che guidano il lavoro della mente umana" (M. Rizzetto, 1999).
È possibile distinguere diverse tipologie di conoscenza: conoscenza soggettiva e oggettiva (Popper), implicita (tacita) ed esplicita (codificata), organizzativa, incrementale, comune e specializzata. In particolare, la conoscenza implicita è quella che si fonda sull'esperienza e appartiene alla sfera personale dell'individuo. Quando questa viene elaborata, si trasforma in conoscenza codificata e quindi esplicita, incrementa lo stock di conoscenza complessivo, diviene accessibile a tutti e facilmente scambiabile sul mercato tecnologico. Al contrario, la conoscenza tacita, per essere scambiata, necessita di rapporti fiduciari e, pertanto, della creazione di istituzioni specifiche che ne facilitino la diffusione attraverso flussi organizzati.
Il presupposto di base è costituito dall'osservazione che la conoscenza rappresenta bene pubblico in senso economico, circostanza che comporta tipicamente il verificarsi di fallimenti di mercato, sotto forma di esternalità.
La presenza di esternalità determina una produzione spontanea di conoscenza da parte del mercato inferiore alla quantità socialmente desiderabile. Tale circostanza giustifica l'intervento dello Stato a sostegno della creazione di nuova conoscenza (ad es., attraverso i finanziamenti alla ricerca scientifica), e a garanzia degli istituti che consentono l'appropriazione privata dei benefici derivanti dalle idee (i diritti della proprietà intellettuale).
Possono considerarsi parte integrante dell'economia della conoscenza sia l'economia dell'innovazione sia l'economia della scienza.
Economia della conoscenza e globalizzazione
[modifica | modifica wikitesto]La globalizzazione è caratterizzata da uno sviluppo non lineare, e il cambiamento che essa ha apportato non è stato simultaneo né generalizzato, come avviene per l'avvento di qualsiasi tecnologia.
Nel mondo "globalmente interconnesso", dove si intrecciano dimensione locale e dimensione globale, i suoi effetti risultano tuttavia ben visibili, e i dibattiti che la vedono protagonista sono molteplici. Tra questi emerge quello relativo al cambiamento dei modelli produttivi: il superamento del sistema organizzativo fordista – la grande realtà industriale caratterizzata dalla distribuzione interna di funzioni e ruoli sviluppati attraverso una rigida gerarchia verticale – per giungere a una struttura produttiva orizzontale "a rete" che assume dimensioni transnazionali. Proprio in questa dimensione, alla quale sono direttamente connesse l'estensione dei mercati, le innovazioni tecnologiche e la prevalenza del lavoro immateriale, il sistema economico si fonda sulla cosiddetta economia della conoscenza, ossia sulla distribuzione ineguale di competenze e capacità, ovvero su quelli che Pierre Bourdieu definisce i capitali culturali.[2]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Shoshana Zuboff, Il capitalismo della sorveglianza, trad. Paolo Bassotti, Luiss University Press, Roma, 2019, ISBN 978 88 6105 409 7
- ↑ Francesco Pompeo - Elementi di Antropologia Critica pp. 51-52, Meti, Montalto Uffugo (CS) 2014
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Dominique Foray, L'economia della conoscenza [L'économie de la connoissance], traduzione di Francesco Saraceno, Bologna, Il Mulino, 2006 [2000], ISBN 978-88-15-10973-6.
- Enrico Grazzini, L' economia della conoscenza oltre il capitalismo. Crisi dei ceti medi e rivoluzione lunga, Torino, Codice, 2008, ISBN 9788875781118.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikizionario contiene il lemma di dizionario «economia della conoscenza»
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sull'economia della conoscenza
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Conoscenza, economia della, in Lessico del XXI secolo, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2012.
| Controllo di autorità | Thesaurus BNCF 50377 · LCCN (EN) sh2012001742 · BNF (FR) cb131833270 (data) · J9U (EN, HE) 987007517057605171 |
|---|